ERMES AGRICOLTURA | HOME CATALOGO
Il tuo percorso: Home > Guida al campionamento

Campionamento suoli

Stampa questa pagina Versione stampabile
Scarica pagina in formato PDF Versione PDF

CAMPIONAMENTO SUOLI

La definizione delle caratteristiche dei suoli e della loro dotazione in elementi nutritivi è il presupposto per qualsiasi intervento di gestione dei suoli stessi, come nel caso delle pratiche di fertilizzazione, irrigazione, lavorazione, ecc.
Per determinare le caratteristiche chimico-fisiche del terreno è necessario effettuare un’analisi di laboratorio. Affinché i dati ottenuti dall’analisi risultino affidabili è, inoltre, indispensabile effettuare un campionamento adeguato, che riduca al minimo le fonti di errore dovute alla variabilità dei suoli e delle caratteristiche agronomiche. A tal fine in ogni azienda si individuano una o più aree omogenee.

Le Aree omogenee di gestione

Si intende per aree omogenea di gestione la porzione di superficie aziendale che mostra le seguenti caratteristiche:

  • omogeneità di caratteri pedologici, cioè stesso tipo di suolo
  • medesimo tipo di avvicendamento colturale, indipendentemente dalla coltura in atto o prevista
  • uniformità delle pratiche agronomiche (di rilevanza particolare) adottate o pregresse.

Le aree omogenee di gestione mostrano uniformità di comportamento agronomico e si prestano all'adozione di tecniche (es.: gestione della fertilità) e modelli colturali uniformi.
La realizzazione di mappe aziendali che rappresentino ciascuno dei 3 singoli tematismi può' agevolare la successiva delimitazione delle aree omogenee di gestione su Carta Tecnica Regionale.
Ogni zona omogenea è solitamente composta da più appezzamenti investiti con un’unica coltura o con colture diverse avvicendate tra di loro, per cui il campionamento potrà effettuarsi in un solo appezzamento rappresentativo dell’intera area da campionare. Le analisi relative a quel campione di terreno potranno essere utilizzate per tutte le colture presenti all’interno dell’area omogenea.

Omogeneità dei suoli

Il Catalogo dei suoli consente di valutare l’uniformità pedologica di una superficie dell’azienda e fornisce indicazioni sui tipi di suolo che ragionevolmente ci si può attendere di incontrare e sulla loro distribuzione. Queste ipotesi devono necessariamente essere verificate in campo, sia attraverso l'osservazione del paesaggio (aree di dosso, di depressione, di conoide in alta pianura, ecc.), sia attraverso il rilevamento diretto dei suoli. A tal fine il Catalogo offre un percorso guidato per il riconoscimento dei suoli in campo.

Omogeneità di avvicendamento colturale

Appartengono alla medesima area omogenea per tipo di avvicendamento colturale tutti gli appezzamenti che, indipendentemente dalla coltura in atto, sono interessati dallo stesso tipo di rotazione; la similitudine tra diverse rotazioni va valutata sulla base dei tipi di colture presenti e della loro frequenza nell'ambito della rotazione. A titolo di esempio, potranno essere considerate omogenee aree interessate da rotazioni tra cereali autunno-vernini e colture sarchiate, siano esse la bietola, il mais o un'altra coltura da rinnovo, in quanto si suppone che queste ricevano più o meno lo stesso livello di input colturali.
La presenza di una coltura poliennale ovvero di una leguminosa (es.: erba medica) in rotazione, può essere un criterio sufficiente di distinzione, in quanto questo tipo di piante modifica la quantità d'azoto presente nel suolo.

Omogeneità di pratiche colturali

Un'area può essere considerata omogenea dal punto di vista delle pratiche agronomiche quando, indipendentemente dal tipo di rotazione, all'interno di essa siano applicati stabilmente gli stessi input colturali.
Infatti alcune pratiche colturali, quali il drenaggio, l'irrigazione o lo spandimento di reflui, se applicate stabilmente in maniera differenziata all'interno dell'azienda, possono condizionare i livelli di fertilità, la dinamica degli elementi nutritivi (ad esempio attraverso l'aumento della lisciviazione con l'irrigazione), le rese ottenibili.
Bisogna anche considerare la "storia agronomica" degli appezzamenti, ovvero gli input applicati in passato che si ritiene possano esercitare un effetto residuo, in particolare sui livelli attuali di fertilità. Tali input si riferiscono alle pratiche attuate (ad esempio le letamazioni o le lavorazioni profonde), ma anche precessioni colturali con colture particolari. A parità di altri fattori, infatti, un appezzamento a lungo coltivato con prati di leguminose avrà livelli di fertilità diversi rispetto ad un appezzamento sottoposto a monosuccessione di mais.

Sintesi delle informazioni

La ripartizione del territorio aziendale in aree omogenee di gestione può essere compiuta confrontando le informazioni che riguardano i tre fattori analizzati in precedenza, ovvero i suoli dell'azienda, gli avvicendamenti adottati e gli input applicati.
La carta di sintesi delle aree omogenee di gestione deriva dunque da sovrapposizione e intersezione delle zone che si possono distinguere rispetto a tutti i fattori considerati.
La mappa pedologica mostra in prevalenza limiti con andamento curvilineo, che possono anche attraversare gli appezzamenti, mentre le altre due mappe avranno limiti rettilinei e segmentati, che seguono l'andamento degli appezzamenti. La mappa risultante dalla intersezione tra i tre tematismi (ovvero, la carta delle aree omogenee di gestione) dovrebbe avere limiti che evitino il più possibile di suddividere il singolo appezzamento, in quanto una gestione differenziata al suo interno sarebbe improponibile. Gli appezzamenti che sono attraversati da un limite pedologico (e che dunque, a rigore, dovrebbero ricadere in due distinte aree omogenee di gestione) verranno allora interamente attribuiti all'aree omogenea di gestione in cui ricade la porzione prevalente della loro superficie.
Il risultato grafico sarà dunque quello di un insieme di aree con limiti segmentati, nonostante il "contributo" dello strato pedologico, in quanto i limiti di questo strato devono essere adattati alla struttura d'appoderamento.
Teoricamente, le dimensioni delle aree omogenee non possono essere definite a priori in quanto dipendenti dai fattori pedologici ed agronomici sopra menzionati; tuttavia si ritiene necessario che, per avere sufficienti garanzie di rappresentatività, non sia possibile inviare alle analisi meno di un campione ogni 30 ettari.

Modalità di campionamento

Epoca di prelievo dei campioni

I prelievi devono essere effettuati a sufficiente distanza di tempo dalle ultime lavorazioni e soprattutto dalle concimazioni (chimiche ed organiche).

  • Colture erbacee: il campione viene prelevato alla fine del ciclo colturale, subito dopo la raccolta.
  • Colture arboree: il campione si preleva dopo almeno 2 3 mesi dalle ultime concimazioni primaverili o autunnali.

Profondità e modalità di prelievo

Occorre campionare la porzione dello strato di terreno che risulta maggiormente interessato dalle lavorazioni e dalle radici delle colture. Seguendo questo criterio si dovrà operare in funzione del tipo di coltura praticata, prelevando:

  • per le colture erbacee lo strato di terreno da 0 a 30 cm;
  • per le colture arboree lo strato da 0 a 50 cm.

Numero di campioni

Il numero di campioni che si devono raccogliere all’interno di un’area che, sulla base della procedura prima indicata, possa ritenersi omogenea, non può essere stabilito a priori ma deve essere definito prendendo in considerazione vari fattori. In altre parole non esiste un numero ottimale di campioni per unità di superficie, ma la scelta deve essere fatta caso per caso anche in funzione delle finalità per le quali si effettua il campionamento ed in relazione alla supposta variabilità dei parametri che si dovranno determinare. Se si vuole stimare con sufficiente precisione quale è il valore medio di un determinato parametro ed il suo intervallo fiduciale ad un determinato livello di probabilità occorre inviare all’analisi più campioni. Nella pratica corrente, per ridurre i costi, si opta invece, per un unico campione. In questi casi è necessario aumentare il numero dei sub-campioni, secondo quanto detto nel paragrafo seguente,.

Prelievo dei sub campioni

Il terreno da sottoporre ad analisi viene costituito col prelievo alla medesima profondità di più sub campioni tutti dello stesso volume.
Il numero di tali sub campioni non deve essere inferiore a 6-7 e deve essere aumentato fino a 15 se si invia all’analisi un unico campione finale per ogni area omogenea.
Le singole “carote” di terreno devono essere riunite insieme, rimescolate ed omogeneizzate il meglio possibile. Successivamente, si porrà, dentro un sacchetto di polietilene pulito, una parte della terra prelevata sono sufficienti circa 700 1000 g) da avviare alle analisi.
Si raccomanda di applicare all’esterno del sacchetto il cartellino compilato chiaramente in tutte le sue parti, facendo particolare attenzione a riportare esattamente Anno, Comune, P.IVA azienda, Ragione sociale, Numero dell’appezzamento, Area omogenea e Profondità di prelievo.
La scelta dei punti di prelievo dei sub campioni può essere fatta seguendo diverse modalità; si possono citare:

  • Campionamento irregolare. È il modo più pratico e di uso più frequente; consiste nel seguire un percorso a zig zag all’interno dell’area da campionare.
  • Campionamento sistematico. Consiste nel suddividere idealmente la zona di campionamento, utilizzando un reticolo di dimensioni opportune, in unità approssimativamente della medesima dimensione nelle quali viene prelevato il sub campione. Ogni unità elementare viene così ad avere un uguale peso nella costituzione del campione finale.
  • Campionamento composto puntiforme. Prevede il prelievo dei campioni in un’area limitata della zona soggetta a campionamento. Permette rispetto agli altri metodi di meglio valutare le differenze di fertilità fra punti diversi all’interno dell’azienda. Può essere consigliato per sondare, all’interno di un’azienda mai indagata, come varia la fertilità del suolo.

Gli appezzamenti campionati all’interno delle aree omogenee vanno delimitati e contrassegnati sulla C.T.R.

I metodi analitici ed i laboratori di riferimento

Nell’effettuazione delle analisi dovranno essere adottati i metodi analitici indicati nei “Metodi Ufficiali d’analisi chimica del suolo” pubblicati sul Supp. Ord. GU n° 121 del 25/5/1992.
Per il servizio d’analisi è consigliabile avvalersi dei laboratori pubblici e/o privati di comprovata esperienza nell’analisi del terreno, con preferenza per quelli aderenti al sistema di accreditamento nazionale (SINAL).
Il set analitico minimo di base è il seguente:

  • tessitura con metodo della pipetta;
  • pH in acqua con metodo potenziometrico;
  • sostanza organica con metodo Walkley e Black;
  • azoto totale con metodo Kjeldahl;
  • fosforo assimilabile con metodo Olsen;
  • potassio scambiabile con metodo normalizzato (estrazione con ammonio acetato o con bario cloruro);
  • calcare totale con metodo De Astis;
  • calcare attivo con metodo Drouineau.

L’interpretazione dei dati può avvalersi delle considerazioni, generali o specifiche per coltura, riportate nei Disciplinari di Produzione Integrata: http://www.ermesagricoltura.it/wcm/ermesagricoltura/consigli_tecnici/disciplinari/sezione_disciplinari.htm